{"id":6521,"date":"2015-04-15T21:12:37","date_gmt":"2015-04-15T19:12:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/?page_id=6521"},"modified":"2015-04-22T01:21:03","modified_gmt":"2015-04-21T23:21:03","slug":"punto-di-vista","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/punto-di-vista\/","title":{"rendered":"Punto di vista"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Punto di vista<\/strong><\/p>\n<p><!-- #branding --><\/p>\n<p><!-- .entry-header --><\/p>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\"><a href=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/263633_224812004209142_188163624540647_863885_2579507_n1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-26\" title=\"263633_224812004209142_188163624540647_863885_2579507_n\" src=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/263633_224812004209142_188163624540647_863885_2579507_n1-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">\u00a0<strong>Caste, castelli e castighi: innumerevoli dati di fatto ma nessuna possibile soluzione<\/strong><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">di Simone Fagioli<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Il presente articolo segue un lungo dibattito tenutosi il giorno 20 Settembre 2007, presso la Sala Ermini di Palazzo Ancaiani in Spoleto, in occasione della presentazione del libro di S. Rizzo e G. A. Stella <em>La Casta. Cos\u00ec i politici italiani sono diventati intoccabili<\/em>, edito da Rizzoli. La conferenza \u00e8 stata promossa ed organizzata dall\u2019Associazione \u201cBioEtica e Diritti Umani Centro Internazionale di Spoleto\u201d in collaborazione con il Comune di Spoleto.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Premettiamo che il libro in questione raccoglie, tranne qualche lodevole scoperta degli autori, notizie di cronaca gi\u00e0 note all\u2019opinione pubblica grazie ai mezzi di informazione di massa.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Il libro, poich\u00e9 frutto di un attento e cesellato lavoro giornalistico, presenta al lettore una situazione veritiera ed incontestabile circa gli abusi attribuibili ai politici in particolare, ed alla politica in generale. Da qui origina la pars destruens, tesa a demolire in toto la politica ed i suoi principali o, spesso, minori protagonisti. Preferiamo non addentrarci nei particolari, in quanto facilmente rintracciabili nel testo in esame.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019uso corrente della lingua italiana, il termine <em>casta<\/em>, in una delle sue accezioni, indica una classe di persone che si considera, per nascita o per condizione, separata dagli altri, e gode o si attribuisce speciali diritti o privilegi.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Notiamo subito che il privilegio o i privilegi di un politico sono stabiliti dall\u2019ordinamento repubblicano, al fine di evitare il fenomeno della corruzione. Notiamo altres\u00ec che il politico, come un qualsiasi cittadino, \u00e8 soggetto alla legge ma la pu\u00f2 anche violare, con le evidenti e necessarie conseguenze giudiziarie attribuibili rispetto all\u2019atto della violazione. Un politico, o un qualsiasi cittadino rispondono pertanto di fronte alla legge nel caso in cui essi la violino.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Una eventuale contestazione appare riferibile alla quantit\u00e0 ed alla qualit\u00e0 del privilegio o dei privilegi ma questa \u00e8 una questione non di facile soluzione, poich\u00e9 chi decide e chi usufruisce del privilegio o dei privilegi \u00e8 la medesima persona. Detto ci\u00f2, non crediamo essere questo il problema rilevante del nostro sistema-paese. Crediamo invece che il discorso unicamente incentrato sul problema della politica sia vano, sia sufficiente ad infervorare momentaneamente gli animi delle persone sempre pi\u00f9 povere, sempre pi\u00f9 sconsolate e sempre pi\u00f9 sole, serva solo ad accogliere l\u2019applauso fragoroso ed illusorio che nulla cambia e tuttavia mantiene immutabile nel tempo. Serve a tutto ci\u00f2 ma serve a non risolvere nulla. \u00a0La bella moda di additare la politica come colpevole, come responsabile, sinceramente, non ci solleva. E crediamo non sollevi l\u2019Italia in toto dalle proprie responsabilit\u00e0. Il modello definito <em>casta<\/em>, dettagliatamente descritto dal volume di Rizzo-Stella, non riguarda solo la politica ma riguarda l\u2019intera societ\u00e0 italiana, le intere sfere delle professioni pubbliche e private.\u00a0 La differenza consiste nel fatto che la politica ha una responsabilit\u00e0 pubblica, alla quale costantemente risponde e che dalla opinione pubblica viene costantemente accusata. Le altre professioni invece rispondono ad una responsabilit\u00e0 privata che riguarda solo i diretti soggetti interessati. La conclusione cui vogliamo giungere consiste nel considerare tutto ci\u00f2 un problema di etica pubblica alla quale tutti noi, scriventi compresi, siamo al cospetto.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Se ritrovassimo quella coincidenza di moralit\u00e0 e legalit\u00e0 tipiche delle poleis greche, quell\u2019alta concezione di etica comune, che tutti investe e nessuno esclude, il problema si risolverebbe. Crediamo sia questa la pars construens e complementare del volume di Rizzo-Stella, libro che, a nostro avviso, risulta parziale in quanto attacca e prende di mira solo una delle innumerevoli caste che costituiscono la nostra societ\u00e0. Ed oseremo dire anche la parte pi\u00f9 facilmente attaccabile, proprio perch\u00e9 la politica ci costituisce e ci appartiene: noi siamo la politica.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente che la politica deve dare il buon esempio all\u2019Italia tutta, ma questo non ci giustifica nell\u2019imitare chi noi crediamo faccia cattiva politica, ovvero, se la politica sbaglia noi non siamo per ci\u00f2 stesso giustificati a sbagliare.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">In conclusione aggiungiamo che, nella nostra societ\u00e0, alcuni personaggi televisivi vengono pagati con uno stipendio pari alla somma dello stipendio di sessanta o settanta operai; le leggi del mercato, anche di quello sportivo, non tengono conto della persona umana ed arricchiscono spropositatamente singoli individui; alcuni ragazzi di modesto ceto sociale non entreranno mai a lavorare nelle universit\u00e0, non saranno mai liberi professionisti, non saranno mai liberi.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\"><a href=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-3.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-136\" title=\"Articolo 3\" src=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-3-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-3-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-3-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-3-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-3.jpg 482w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Caste, castelli e castighi: ragazzi, \u00e8 giunta l\u2019ora di svegliarsi!<\/strong><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">di Simone Fagioli<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Cinquanta anni fa, ovvero nel 1957,\u00a0 il poeta ed editore L. Ferlinghetti pubblic\u00f2 a San Francisco\u00a0 <em>Urlo<\/em> di A. Ginsberg. Ben presto, <em>Urlo<\/em> divent\u00f2, insieme al suo autore, il simbolo di quella che poi sar\u00e0 chiamata \u201cBeat generation\u201d. Il celebre verso \u201cHo visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia\u201d divenne l\u2019urlo di denuncia di una societ\u00e0 oramai alla deriva (caratterizzata dalla perdita della cura di s\u00e9 e dell\u2019altro non pi\u00f9 visto come un altro se stesso), invettiva sociale che traeva origine dall\u2019urlo nichilista del filosofo tedesco F. Nietzsche che decretava la morte di Dio. L\u2019uomo, senza Dio e senza valori, sbandato e girovago nel mondo, non era nient\u2019altro che l\u2019urlo celebrato dal poeta Ginsberg.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Nel 1979 Francesco Guccini pubblica la canzone <em>Dio \u00e8 morto<\/em>, la quale sintetizza consapevolmente e volutamente sia l\u2019urlo della Beat Generation, sia l\u2019urlo nietzschiano.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\"><em>Dio \u00e8 morto<\/em>, per\u00f2, nell\u2019ultima strofa lancia un grido di speranza non solo per il singolo uomo ma per l\u2019umanit\u00e0 intera: \u201cMa penso\/ che questa mia generazione \u00e8 preparata\/ a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,\/ad un futuro che ha gi\u00e0 in mano,\/ a una rivolta senza armi, \/perch\u00e9 noi tutti ormai sappiamo\/ che se Dio muore \u00e8 per tre giorni e poi risorge,\/ in ci\u00f2 che noi crediamo Dio \u00e8 risorto,\/ in ci\u00f2 che noi vogliamo Dio \u00e8 risorto,\/ nel mondo che faremo Dio \u00e8 risorto\u201d.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Probabili prolegomeni al nostro discorso sono i versi E. Montale, che nella strofa finale della poesia <em>Non chiederci la parola che squadri da ogni lato\u2026 <\/em><em>(<\/em>scritta tra il 1920-1927 e pubblicata nella raccolta <em>Ossi di Seppia<\/em>), sancisce i limiti umani nella esclusiva conoscenza della negazione dell\u2019essere, nella negazione di ci\u00f2 che siamo: \u201c<em>Non domandarci la formula che mondi possa aprirti\/s\u00ec qualche storta sillaba e secca come un ramo.\/Codesto solo oggi possiamo dirti,\/ci\u00f2 che non siamo, ci\u00f2 che non vogliamo\/\u201d.<\/em><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\"><em>Le considerazioni sopra esposte si possono riassumere nella seguente frase: \u201c<\/em>Vedo le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia perch\u00e9 non conoscono il proprio essere e perch\u00e9 sono consapevoli della morte di Dio\u201d.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Oggi, 16 ottobre dell\u2019anno 2007 di nostra vita, gli interrogativi restano i medesimi e non sono mutate le problematiche che attanagliano la Nostra societ\u00e0.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\"><em>Noi giovani abbiamo potenzialmente sia le capacit\u00e0, sia le possibilit\u00e0 di costruire una societ\u00e0 diversa da quella attuale, diversa da quella descritta da Ginsberg o proclamata dall\u2019Oltre-Uomo di <\/em>Nietzsche<em>. Noi dobbiamo farci avanti, vale a dire noi abbiamo l\u2019obbligo morale ed intellettuale di dire chi siamo, che cosa siamo, da dove veniamo e dove vorremo andare. E nemmeno dovremmo protestare o sentirci offesi se qualcuno dice : \u201csiete ignoranti e per questo motivo dovete studiare ed impegnarvi di pi\u00f9!. <\/em><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\"><em>La nostre uniche armi sono: il sapere, unitamente al saper ragionare ed al saper fare; lo scito te ipsum<\/em><em> medievale; il concetto aristotelico dell\u2019amicizia, secondo il quale l\u2019amico \u00e8 un altro te stesso.<\/em><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\"><em>In una societ\u00e0 dove non esistono pi\u00f9 i valori forti del cristianesimo e della legalit\u00e0, vi \u00e8 il concreto ed effettivo pericolo dei fenomeni dell\u2019abbandono, del lassismo e dell\u2019indifferentismo.<\/em><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\"><em>Servono, pertanto, idee, idee vere, originali, fattive, reali: i giovani hanno il dono della freschezza, della fantasia, della creativit\u00e0, del voler fare, della morigerata temerariet\u00e0, dell\u2019amore. Ma un dono, per essere tale, si deve riconoscere e si deve donare. Crediamo, con cuore sincero, che un giorno i ragazzi doneranno il proprio essere e la propria parte migliore alla societ\u00e0 e che, soprattutto, la societ\u00e0 vedr\u00e0 quei medesimi ragazzi come un dono, come il dono pi\u00f9 grande.\u00a0 \u00a0<\/em><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\"><a href=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-5.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-157\" title=\"Articolo 5\" src=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-5-300x245.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"245\" \/><\/a><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\"><strong>Caste, castelli e castighi. I giovani e l\u2019istruzione: un ossimoro od una complementariet\u00e0?<\/strong><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">Di Simone Fagioli<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">Il presente articolo ha origine da un frequente dibattito che anima i giovani laureati nelle cos\u00ec dette \u201cscienze umane\u201d. Posto che ogni persona ha in mente e vorrebbe veder attuata una determinata forma di istruzione, la nostra cultura post-moderna non riesce a porre in essere una modalit\u00e0 di istruzione seria, funzionale, educativa, valida, didattica, pedagogica, edificante e formativa.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">Un giovane, un ragazzo, un laureato, deve sapere e, unitamente, deve saper fare.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che non servono e non bastano solo le nozioni ma servono anche le nozioni; \u00e8 altrettanto vero che non conta solo la quantit\u00e0 di sapere, viceversa bisogna saper ben utilizzare il proprio sapere; ed \u00e8 infine vero, che vi \u00e8 la incombente necessit\u00e0 di conoscere molte lingue e di padroneggiare le tecniche informatiche, ma se non si sa leggere, scrivere, e far di conto, tutti gli altri saperi non servono, o meglio, sono saperi di facciata, che servono a nascondere momentaneamente una mancanza, una insofferenza, un profondo disagio esistenziale.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Noi moderni abbiamo la pretesa conoscitiva di voler studiare esclusivamente il nuovo, senza avere la minima percezione dell\u2019antico che precede e, per ci\u00f2 stesso, premette il nuovo.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Ci sembra inconcepibile che chi intraprenda il cammino delle \u201cscienze umane\u201d non abbia almeno qualche rudimento del greco, del latino, e della grammatica e della sintassi della lingua italiana.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">Naturalmente, il cos\u00ec detto \u201cscienziato umano\u201d non pu\u00f2 ignorare la scienza, i suoi principi ed i suoi postulati. Esso deve essere una persona completa, una persona libera e capace di interpretare l\u2019uomo, il suo linguaggio ed il mondo nel quale \u00e8 gettato e si trova a vivere.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019attuale deriva culturale, dove si confonde e si misconosce la fondamentale distinzione tra docente e discente, dove nessuno pi\u00f9 rispetta con sincero dovere etico il proprio ruolo e le proprie funzioni, siamo in presenza di una indecente situazione di stallo che diviene tanto pi\u00f9 inenarrabile quanto pi\u00f9 nessuno si assume l\u2019onest\u00e0 intellettuale di parlarne.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Siamo altrettanto convinti che coloro che prenderanno coscientemente in considerazione tali problematiche sociali, ovvero, coloro che ancora possiedono l\u2019arte di insegnare, unitamente a coloro che, spinti da una viva curiosit\u00e0, vogliono, amano, desiderano il sapere, il conoscere, saranno in grado, grazie alle loro opere, di porre finire ad una tale mortificazione e nientificazione della cultura.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">Essi sapranno ricostruire sulle maceri<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\"><a href=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-6.-CHIESA-DI-SAN-PIETRO-DOPO-IL-1962.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-158\" title=\"Articolo 6. CHIESA DI SAN PIETRO  DOPO IL 1962\" src=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-6.-CHIESA-DI-SAN-PIETRO-DOPO-IL-1962-300x219.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-6.-CHIESA-DI-SAN-PIETRO-DOPO-IL-1962-300x219.jpg 300w, https:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-6.-CHIESA-DI-SAN-PIETRO-DOPO-IL-1962.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\"><strong>Caste, castelli e castighi: Spoleto paesaggio sempre verde dove l\u2019occhio di un uomo si perde<a title=\"\" href=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/punto-di-vista\/#_ftn1\"><strong><span style=\"color: #7a060f;\">[1]<\/span><\/strong><\/a>.<\/strong><\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">di Simone Fagioli<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Lungo la strada Flaminia che congiunge la citt\u00e0 Capitolina con la Nostra Spoleto, presso lo svincolo sud, l\u2019occhio umano si perde in una linea angolare che congiunge la Rocca, il Ponte e S. Pietro, sorella della Cattedrale.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Un occhio apparentemente meno attento e meno romantico, pi\u00f9 interessato ai particolari della vita pratica, uno sguardo, quindi, non rivolto verso l\u2019alto ma concentrato sulle opere umane, nota che nei dintorni del vecchio Ponte romano medievale che attraversa il Tessino, si scarica ancora nera acqua mal odorante nonostante il comune di Spoleto abbia da anni creato una rete fognaria di qualificata opera ingegneristica.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Lo stato di degrado dell\u2019ingresso sud appare anche da un edificio abbandonato che \u00e8 in fase di disfacimento strutturale.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">Inoltre, le siepi non tagliate dei campi appartenenti a privati, in un incrocio notoriamente pericoloso, inibiscono la vista delle automobili che vengono dalle diverse strade.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte all\u2019incrocio stesso tra il giro del Ponte e la Flaminia, l\u2019antico percorso del sentiero di S. Pietro, costeggiante dalla strada nazionale il lato destro del fosso di S. Pietro, \u00e8 stato chiuso da recinzione negli anni passati, forse scordando che i sentieri, anche se attraversano terre di propriet\u00e0, non possono in alcun modo essere inibiti al transito.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">Si allega una foto panoramica degli anni sessanta in cui il sentiero \u00e8 ancora ben visibile.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Ci chiediamo come mai, per questa antica via e per altre che sono state abusivamente chiuse, l\u2019amministrazione comunale non abbia mai esigito la riapertura. D\u2019altra parte, per queste antiche strade non vale l\u2019usucapione.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\" style=\"text-align: justify;\">Oltre a ci\u00f2, segnaliamo la presenza di sporcizia sul Ponte (bottiglie, pezzi di carta\u2026) ed una situazione di abbandono, testimoniata dal fatto che gli alberi che crescono su muraglioni del Tessino a lungo andare renderanno precaria la staticit\u00e0 dei medesimi muraglioni di pietra.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<p class=\"entry-content clearfix\">La stessa ringhiera del Ponte romano medievale ha il corrimano in parte rialzato e che, pertanto, pu\u00f2 essere pericoloso per coloro che transitano sui marciapiedi.<\/p>\n<\/article>\n<\/section>\n<section class=\"clearfix\">\n<article class=\"post-23 page type-page status-publish hentry\">\n<div class=\"entry-content clearfix\"><\/div>\n<\/article>\n<\/section>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/punto-di-vista\/#_ftnref1\"><span style=\"color: #7a060f;\">[1]<\/span><\/a> S. Fagioli, <em>Un poeta: l\u2019ombra della sua citt\u00e0<\/em>, Alberti &amp; C. Editori, Arezzo 2003, p. 17.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p><em>\u00a0\u00a0 \u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Caste, castelli e castighi. I giovani e l\u2019istruzione, parte seconda. Come l\u2019Universit\u00e0 italiana dovrebbe essere<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di Simone Fagioli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presente articolo nasce dalla necessit\u00e0, che peraltro non si manifesta come solamente nostra ed esclusiva, di ripensare l\u2019Universit\u00e0 italiana, sia dal punto di vista\u00a0 teorico-formale, ovvero di ridefinire la differenza specifica che distingue l\u2019Universit\u00e0 da qualsiasi altro tipo di istituto di istruzione e di formazione,\u00a0 sia da quello pi\u00f9 strettamente strutturale-organizzativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Usando una metodologia tipica dei filosofi medievali, secondo i quali <em>omnis adfirmatio est negatio<\/em>, nell\u2019illustrare come l\u2019Universit\u00e0 italiana dovrebbe essere, o, se si vuole, nel presentare il nostro modello-ideale di Universit\u00e0, per via di negazione, poniamo come nostro obiettivo quello di dare uno quadro generale, certamente non esaustivo, non neutrale ma sicuramente indicativo, dell\u2019attuale realt\u00e0 universitaria italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019affrontare tale cammino, ci serviamo dell\u2019aiuto del filosofo Rodolfo Mondolfo, che delinea, nell\u2019introduzione ad una sua opera datata 1969 (Cfr., R. Mondolfo, Problemi e metodi di ricerca nella storia della filosofia, La nuova Italia, Firenze 1969, pp. 1-9), una visione complessiva del mondo universitario, valido per tutte le Facolt\u00e0 (universitarie) e per tutti gli Istituti di ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primis, l\u2019Universit\u00e0 ha una missione culturale ed una funzione sociale: essa ha la responsabilit\u00e0 di formare e di preparare professionisti e, parimenti, essa deve rappresentare un centro attivo ed innovativo del progresso scientifico. I professionisti, che provengono da una cultura universitaria, devono poter collaborare, cooperare attraverso una modalit\u00e0 competitiva e contemporaneamente solidale, devono sapersi sforzare affinch\u00e9 vi sia un progresso spirituale, scientifico ed economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo richiede, per\u00f2, un metodo, una metodologia per poter agire, per poter operare verso il bene: l\u2019insegnamento universitario ha, pertanto, l\u2019obbligo di fornire tale metodo, tale prassi metodologica. Uno studente pu\u00f2 acquisire un simile <em>habitus<\/em> mentale normativo se e solo se l\u2019Universit\u00e0, per mezzo dello stupore dato dalla meraviglia verso il mondo e verso le cose, suggerisce ed insegna la via teoretica e pratica dell\u2019indagine, del metodo investigativo, della ricerca e della scoperta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una caratterizzazione cos\u00ec descritta differenzia l\u2019insegnamento universitario da quello medio superiore e medio. Infatti, all\u2019insegnamento medio spetta di dare una cultura di base, generale, condizione stessa della cultura superiore, universitaria. Un insegnamento superiore si caratterizza, viceversa, per la specializzazione che riesce a dare i suoi studenti e tale specializzazione permette il progresso. Al fine di evitare una cristallizzazione di ciascuna figura professionale, l\u2019aggiornamento e il progresso diventano inevitabili per il progresso in senso lato, e cio\u00e8, per il progresso dell\u2019uomo. Scrivere a tale proposito Mondolfo: \u00ab[\u2026] questa forza di propulsione del progresso deve trovare nell\u2019Universit\u00e0 una sfera d\u2019azione particolarmente feconda. La stessa esigenza si deve affermare, con uguale vigore, negli studi utilitari, come quelli di applicazione tecnica, e negli studi disinteressati, come quelli puramente teorici, tra i quali si trova, esempio tipico, la filosofia\u00bb (cit., p. 4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima tappa della ricerca individuale, nella quale confluiscono sintetizzati sia gli apporti intellettuali ed originali del maestro che insegna, sia le lezioni frequentate, sia il confronto con gli altri colleghi di studio, \u00e8 costituita dalle tesi di laurea \u00ab[\u2026] che, per essere approvate, debbono rappresentare nuovi contributi di ricerche: e cos\u00ec si realizzano continuamente dei lavori che contribuiscono all\u2019avanzamento degli studi, tanto pi\u00f9 che la loro pubblicazione forma poi un elemento importante per l\u2019esito dei concorsi per titoli, condizione preliminare per il primo ingresso nella carriera professionale dell\u2019insegnamento e per ogni successivo avanzamento in essa.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 [\u2026] Tutto ci\u00f2 d\u00e0 impulso al progresso individuale e generale nello stesso tempo; l\u2019incitamento all\u2019interesse personale diventa fonte di beneficio pubblico, cio\u00e8 diventa incremento della scienza\u00bb (cit. pp. 4-5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 indubbio che tutto ci\u00f2 richiede un\u2019enorme dedizione agli studi, un forte sacrificio personale ed un impegno verso se stessi e verso gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, condizioni fondamentali per essere non solo bravi e prodighi professionisti ma, soprattutto, umane persone sono la passione, l\u2019amore per il sapere, la ricerca della verit\u00e0, l\u2019umilt\u00e0, la comprensione, l\u2019empatia, la vocazione alla vita.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-13.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-159\" title=\"Articolo 13\" src=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-13-300x173.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-13-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articolo-13.jpg 398w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Caste, castelli e castighi:Viva l\u2019Italia! Parte I<\/strong><\/p>\n<p>di Simone Fagioli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cViva l\u2019Italia, l\u2019Italia liberata, \/l\u2019Italia del valzer, l\u2019Italia del caff\u00e8. \/L\u2019Italia derubata e colpita al cuore, \/viva l\u2019Italia, l\u2019Italia che non muore. \/Viva l\u2019Italia, presa a tradimento, \/l\u2019Italia assassinata dai giornali e dal cemento, \/l\u2019Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,\/viva l\u2019Italia, l\u2019Italia che non ha paura\u201d (F. De Gregori, <em>Viva l\u2019Italia<\/em>, 1979).<\/p>\n<p>Abbiamo, o meglio, dobbiamo avere ancora la forza di dire: \u00ab<strong>Viva l\u2019Italia!<\/strong>\u00bb. Nonostante tutto, senza se e senza ma. Dobbiamo avere la forza di ricominciare nel cambiamento, non scordando mai, per\u00f2, da dove veniamo e chi e che cosa siamo stati. Siamo italiani. Cantare l\u2019Inno d\u2019Italia \u00e8 solo un mezzo e non un fine: un mezzo per ricordare, per non dimenticare, mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo essere orgogliosi e fieri di essere italiani, non guardando ai nostri beni particolari ma realizzandoci nel conseguimento del bene comune, delle Nostre comunit\u00e0, del Nostro Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La realizzazione del bene comune, del bene di tutti, e in particolare di chi ha di meno ed \u00e8 pi\u00f9 disagiato, ricondurrebbe veramente ad una rivalutazione del termine \u201cRepubblica\u201d nel significato latino di \u201cres publica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza il conseguimento del bene comune, la Repubblica non \u00e8 pi\u00f9 \u201ccosa pubblica\u201d, non \u00e8 cosa che interessa, preoccupa e riguarda tutti i cittadini ma diventa cosa di pochi, di parte dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 fin troppo chiaro: se lo Stato non si interessa dei cittadini, se lo Stato non ha a cuore i cittadini, i cittadini si disinteressano dello Stato e delle Istituzioni tutte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il buon esempio non deve partire dai cittadini, ma dallo Stato che deve educare, indirizzare verso la via del bene comune. I cittadini devono, parimenti, essere virtuosi, responsabili, accorti e giusti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non si pu\u00f2 dire che questo sia un discorso retorico, nel senso degenere del termine. Infatti, ci\u00f2 che sosteniamo, nell\u2019accezione sempre del possibile realizzabile e dell\u2019ideale regolativo, purtroppo, in Italia non c\u2019\u00e8, non esiste, non lo vediamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non scorgiamo nemmeno la concreta volont\u00e0, e non le chiacchiere che rimandano al \u201cvolontario non eseguibile o non ancora eseguito\u201d, di vivere secondo semplici ma fondamentali principi etici: la giustizia, la solidariet\u00e0, la carit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non basta la tanto abusata \u201cequit\u00e0 sociale\u201d, in quanto il principio di equit\u00e0 \u00e8 un falso principio che conduce alla giustizia: per quanto lo Stato possa perseguire l\u2019equit\u00e0, le impari condizioni di partenza dei cittadini fanno s\u00ec che le disuguaglianze sociali restino immutate. Ad esempio, se io do al cittadino A due mele ed al cittadino B due mele (principio di equit\u00e0) ma il cittadino A possedeva di suo 10 mele, mentre il cittadino B possedeva di suo 1 mela, alla fine il cittadino A ha 12 mele, mentre il cittadino B ha 3 mele. E se la matematica non \u00e8 una opinione, 12 \u00e8 diverso da 3!<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Viva l\u2019Italia!<\/strong>, nonostante tutto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articoli-13-14-15.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-160\" title=\"Articoli 13 14 15\" src=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articoli-13-14-15-300x131.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"131\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Caste, castelli e castighi:Viva l\u2019Italia! Parte II<\/strong><\/p>\n<p>di Simone Fagioli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c[\u2026] Viva l\u2019Italia, l\u2019Italia che \u00e8 in mezzo al mare, \/ l\u2019Italia dimenticata e l\u2019Italia da dimenticare, l\u2019Italia met\u00e0 giardino e met\u00e0 galera, \/ viva l\u2019Italia, l\u2019Italia tutta intera. Viva l\u2019Italia, l\u2019Italia che lavora, \/ l\u2019Italia che si dispera, l\u2019Italia che si innamora, l\u2019Italia met\u00e0 dovere e met\u00e0 fortuna, \/ viva l\u2019Italia, l\u2019Italia sulla luna [\u2026]\u201d (F. De Gregori, <em>Viva l\u2019Italia<\/em>, 1979).<\/p>\n<p>Abbiamo, o meglio, dobbiamo avere ancora la forza di dire: \u00ab<strong>Viva l\u2019Italia!<\/strong>\u00bb. Nonostante tutto, senza se e senza ma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono molti i problemi che affliggono il Nostro Paese, sia di natura economica, sia di natura culturale. Sebbene siamo immersi in un orizzonte socio-politico-culturale multiforme, la vita della gente pi\u00f9 povera (pensionati, lavoratori precari e lavoratori dipendenti) \u00e8 sotto scacco da una uguaglianza matematica che ha stravolto la loro vita in peggio e che li ha resi sempre pi\u00f9 poveri: 1 euro = 1936.27 lire. Da questa uguaglianza non si esce, siamo imprigionati in una buia galera della quale hanno buttato via la chiave. Se andiamo in pizzeria e paghiamo una pizza margherita, nei locali pi\u00f9 economici, 5 0 6 euro, i soldi che abbiamo in tasca non hanno pi\u00f9 valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le uniche due soluzioni, non potendo costringere i commercianti a dimezzare i prezzi con metodologie legali (in una democrazia i prezzi non vengono determinati dallo Stato ma si determinano secondo le leggi del libero mercato, secondo il binomio \u201cdomanda-offerta\u201d) le uniche due soluzioni, che appartengono, nostro malgrado, al mondo della impossibilit\u00e0, sono le seguenti: il raddoppio dei salari dei lavoratori dipendenti o il cambiamento della precedente uguaglianza con una nuova uguaglianza, ovvero, 1 euro = 1000 lire. Quando e chi mai si accorger\u00e0 che la gente, le persone comuni, tra qualche anno, non avranno pi\u00f9 i soldi nemmeno per mangiare? Chi mai si accorger\u00e0 che i prezzi aumentano giorno dopo giorno ed i il valore dei salari dei lavoratori dipendenti rimane sempre invariato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 inutile dire che la cultura a sua volta subisce lo scacco dell\u2019economia: se non si riesce ad arrivare alla tanto declamata \u201cterza settimana del mese\u201d, come si pu\u00f2 fare veramente cultura? E, quindi, chi pu\u00f2 fare cultura in una s\u00ec tanto disastrata situazione? Evidentemente solo pochi, solo chi se lo pu\u00f2 permettere. E poi, ci domandiamo, che tipo di cultura si produce? Evidentemente una cultura che \u00e8 \u201cspecchio e lume\u201d della nostra post-modernit\u00e0, ormai, divenuta post post-modernit\u00e0!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, nella Nostra societ\u00e0, i valori morali sono diventati disvalori e chi ancora li persegue come ideale regolativo \u00e8 in netta minoranza e si sente solo, abbandonato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamoci, sempre e comunque, che non siamo mai soli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Viva l\u2019Italia!<\/strong>, nonostante tutto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articoli-13-14-151.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-161\" title=\"Articoli 13 14 15\" src=\"http:\/\/italiachevivi.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Articoli-13-14-151-300x131.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"131\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Caste, castelli e castighi:Viva l\u2019Italia! Parte III<\/strong><\/p>\n<p>di Simone Fagioli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c[\u2026] Viva l\u2019Italia, l\u2019Italia del 12 dicembre, \/ l\u2019Italia con le bandiere, l\u2019Italia nuda come sempre, \/ l\u2019Italia con gli occhi aperti nella notte triste, \/ viva l\u2019Italia, l\u2019Italia che resiste\u201d (F. De Gregori, <em>Viva l\u2019Italia<\/em>, 1979).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo, o meglio, dobbiamo avere ancora la forza di dire: \u00ab<strong>Viva l\u2019Italia!<\/strong>\u00bb. Nonostante tutto, senza se e senza ma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche giorno fa, nostro malgrado, abbiamo appreso una notizia che ci ha lasciato l\u2019amaro in bocca e che rende chiara ed evidente l\u2019attuale situazione socio-economica di quello che oggi, e crediamo fino al 14 Aprile, qualcuno ha ricominciato a chiamare Bel Paese.<\/p>\n<p>Nel Nostro Bel Paese, moltissime neo-famiglie italiane sono costrette ad acquistare il latte in polvere per i propri neonati sul famosissimo sito di vendite on line \u201ceBay Italia\u201d (Cfr.,<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/search.ebay.it\/search\/search.dll?from=R40&amp;_trksid=m37&amp;satitle=latte+in+polvere&amp;category0\"><span style=\"color: #7a060f;\">http:\/\/search.ebay.it\/search\/search.dll?from=R40&amp;_trksid=m37&amp;satitle=latte+in+polvere&amp;category0<\/span><\/a>=) e non pi\u00f9 nella farmacia del quartiere, nella farmacia di fiducia \u201csotto-casa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle farmacie il latte costa troppo e le famiglie non si possono permettere di comprarlo l\u00ec! Il latte, quindi, lo comprano on-line. Molti penseranno che sia normale, frutto della societ\u00e0 globale, ma per noi tutto questo \u00e8 una vergogna! Le famiglie sono costrette ad arrangiarsi nell\u2019acquisto dell\u2019alimento che serve alla sopravvivenza ed alla corretta crescita del proprio figlio, che gi\u00e0 \u00e8 la base della societ\u00e0 e della nazione futura. Che cosa vi \u00e8 di pi\u00f9 importante? \u00c8 giusto risparmiare sulla vita? No. No, senza se e senza ma. No, a prescindere da tutto e da tutti!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato deve recuperare la cultura dell\u2019aiuto alla famiglia, e non solo, lo Stato deve sviluppare politiche assistenziali in favore delle famiglie pi\u00f9 disagiate e delle giovani coppie che desiderano porre in essere una famiglia, il bene maggiore e fondativo di qualsiasi tipo di societ\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019Italia deve ricominciare dalla famiglia e mirare sulla famiglia: uno Stato senza famiglia e senza figli \u00e8 uno stato morto, morto nella sostanza e, soprattutto, nello spirito. Una societ\u00e0 senza \u201cbambini\u201d \u00e8 monca e destinata alla fine, destinata alla vecchiaia, alla involuzione, all\u2019implosione.<\/p>\n<p>I bambini diventeranno i giovani e i giovani saranno gli adulti del domani: non pensare ai bambini vuol dire non credere nel normale naturale ciclo di sviluppo umano, significa non credere nei giovani che costruiranno il futuro e vuol dire non credere in noi stessi, esseri umani che apparteniamo, che siamo la parte attualmente vivente di questo ciclo.<\/p>\n<p>Noi tutti, dovremmo, dobbiamo, dovremo crederci.<\/p>\n<p><strong>Resisti, Italia!<\/strong> Nonostante tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Spoleto vista dall\u2019alto: dalle rotatorie alla stazione fantasma<\/strong><\/p>\n<p>di Simone Fagioli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 2009 \u00e8 appena arrivato e non vogliamo fare bilanci, n\u00e9 dare consigli, n\u00e9 tantomeno fare i moralisti ma solmente descrivere una serie di fatti che viviamo direttamente. Con tale spirito, assumiamo il ruolo che solo ci compete, ovvero quello di semplici narratori della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primis, la Citt\u00e0 di Spoleto \u00e8 ancora, fino a prova contraria e per intuizione del Maestro G. C. Menotti, chiamato a Spoleto dall\u2019Avv. Adriano Belli (amico di tanti musicisti del primo novecento, tra cui Lorenzo Perosi) \u00a0la Citt\u00e0 dei Due Mondi. Crediamo che la Nostra Bella Citt\u00e0 non si meriti una stazione a dir poco da \u201cterzo mondo\u201d. Per esempio, possiamo confermare che lo sportello servizi \u00e8 quasi sempre chiuso e le tre biglietterie automatiche non sempre funzionano; i monitor Partenze-Arrivi sono sempre guasti e l\u2019ambiente della stazione e quello circostante non \u00e8 dei pi\u00f9 accoglienti. E se poi pensiamo che per raggiungere una citt\u00e0 come Perugia che dista appena 65 Km di tratta ferroviaria occorrono pi\u00f9 di 60 minuti e che, con i nuovi orari in vigore per un anno, di mattina \u00e8 possibile raggiungerla solo nelle ore comprese tra le 05.40-09.30, con una media di meno di un treno ogni ora, come pu\u00f2 definirsi una citt\u00e0 dei \u201cDue Mondi\u201d? Forse i pendolari dovranno raggiungere Perugia a piedi partendo due giorni prima, o meglio, in bicicletta contro possibili <em>obesity taxes<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda le rotatorie, anche se \u00e8 pur certo vero che chi costruisce le rotatorie non sa costruire le strade, come diceva il buon Napoleone Bonaparte, rimane il fatto che evitano le costosissime multe dovute al Photored e restano comuqnue il modo migliore e pi\u00f9 usato in tutta Europa per dirigre ed ordinare il traffico in luoghi dove si intrecciano moltissime strade. Siamo convinti che il modello ideale di rotatoria per la citt\u00e0 sia quella del Pavone, che effettivamente ha ridotto il traffico e che non crea disagio ai camions-autotrasporti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludiamo con una panoramica sul problema \u201ccentro storico di Spoleto\u201d. Sembra strano ma nella Nostra citt\u00e0 il centro storico, nel corso degli anni, \u00e8 divenuto un problema cos\u00ec grave che ha dato origine a numerosi contrasti politici e a varie controversie tra amministrazione pubblica, commercianti e cittadini. \u00c8 ormai chiaro a tutti che il centro storico di Spoleto \u00e8 disabitato e che i giovani che vi abitano sono pochissimi; i negozi, tranne quelli \u201cstorici\u201d, attraversano una crisi profonda dovuta anche al target cui si rivolgono, e cio\u00e8 al ceto maedio-alto, infine, i cittadini non riescono a concepirlo come \u201cisola pedonale\u201d (ad esempio, anche i cittadini di Perugia impiegarono anni prima di abiuarsi ad un Corso Vannucci senza automobili. Rammentiamo, infine, che la quasi totalit\u00e0 dei centri storici italiani si sono trasformati nel tempo in \u201cisole pedonali\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 e ulteriori problematiche danno vita al \u201cproblema centro storico\u201d: siamo convinti che la neo-dislocazione della Biblioteca Comunale in Palazzo Mauri e la recente inziativa \u201cvitrines vivantes: lo shopping diventa teatro\u201d (<a href=\"http:\/\/www.spoletoclick.it\/notiziadettaglio.asp?prod_id=605\"><span style=\"color: #7a060f;\">http:\/\/www.spoletoclick.it\/notiziadettaglio.asp?prod_id=605<\/span><\/a>) siano i primi passi volti alla riqualificazione del centro sotrico di Spoleto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Punto di vista \u00a0Caste, castelli e castighi: innumerevoli dati di fatto ma nessuna possibile soluzione di Simone Fagioli Il presente articolo segue un lungo dibattito tenutosi il giorno 20 Settembre 2007, presso la Sala Ermini [&hellip;]<\/p>\n<div class='heateor_sss_sharing_container heateor_sss_vertical_sharing heateor_sss_bottom_sharing' style='width:44px;left: -10px;top: 100px;-webkit-box-shadow:none;box-shadow:none;' data-heateor-sss-href='https:\/\/www.simonefagioli.it\/italiachevivi\/punto-di-vista\/'><div class=\"heateor_sss_sharing_ul\"><a aria-label=\"Facebook\" class=\"heateor_sss_facebook\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sharer\/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.simonefagioli.it%2Fitaliachevivi%2Fpunto-di-vista%2F\" title=\"Facebook\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\" style=\"font-size:32px!important;box-shadow:none;display:inline-block;vertical-align:middle\"><span class=\"heateor_sss_svg\" style=\"background-color:#0765FE;width:40px;height:40px;margin:0;display:inline-block;opacity:1;float:left;font-size:32px;box-shadow:none;display:inline-block;font-size:16px;padding:0 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