Inconsapevoli emozioni è il titolo che il giovane poeta Simone Fagioli ha dato alla sua seconda raccolta di versi. Titolo quanto mai appropriato, perché “emozione” è una parola chiave, che compare in molti di questi versi; costituisce, non a caso, il tema del testo di apertura dell’antologia, intitolato “Un’emozione”; tale componimento contiene un’autentica dichiarazione di poetica, nella quale l’autore abbraccia sotto la definizione di “emozioni” gli stati d’animo più diversi, i frammenti dell’anima: brividi improvvisi, ricordi lontani, rimpianti, segreti, misteri…

            Sorprende in un poeta così giovane la consapevolezza del proprio operare poetico; ecco una calzante definizione della propria poesia:

Sono solamente fantasticherie i miei versi,

parole scritte in rima per l’estetica della forma,

descrizioni piane, consuete, quotidiane,

veloci fotografie di mondi di complessità,

persone amate, riviste, dimenticate,

piccole poesie, sogni che vivono in libertà.

Il pensare incerto su questioni senza senso,

sopra problemi che non hanno concreta utilità;

laurearsi un giorno, senza lavoro,

per la bella impresa di cercare la verità.

Sono soltanto parole le mie storie,

umane vicende che non hanno scopo,

un insieme d’immagini ed anime belle,

vite che cadono in altre nuove vite,

illusioni che si frantumano in nuove illusioni,

incertezze, presagi, possibilità infinite.

(da “Il…”)

            Colpisce anche la sicurezza con cui Simone parla a nome della categoria:

Noi poeti andiamo per poco

a consolarci con un niente;

credo che sia quasi un gioco

usare le parole come espediente.

(da “Poesia per caso”)

Si tratta, peraltro, di una sicurezza a cui si unisce molto senso del limite e tanta autoironia:

La senti strana tra le dita,

sembra una storia infinita

questa mia fugace poesia

che s’illude di dire niente

e niente di nuovo alla gente.

(da “Tra filosofia e poesia”)

Dal momento che, come si sa, è la poesia che alimenta altra poesia, è lecito chiedersi quali siano i maestri di Simone; nei suoi versi si coglie l’eco di autori, divenuti a lui familiari attraverso un’assidua frequentazione.

            Nel verso Era scritto senza posa sull’acqua mi sembra di riconoscere la voce di un poeta, giunta fino a noi dal mondo antico: Catullo, poeta d’amore per eccellenza.

            Tra gli autori italiani non poteva mancare Dante. Le parole che si leggono in “Morire d’emozione”, E cado a terra come ogni corpo/ […] cade, non possono, certo, essere state assemblate senza il ricordo di un celeberrimo verso della Divina Commedia.

            Così come nell’apertura di “Lungo il mare”, Incantamento di un’emozione è guardare il mare, si coglie, così almeno a me sembra, l’eco di un famosissimo incipit, grazie al quale la parola “incantamento” è divenuta per sempre dantesca: Guido, iʼ vorrei che tu e Lapo e iofossimo presi per incantamento.

            Non poteva mancare neanche l’altro nostro grande poeta, Leopardi, di cui si avverte il respiro cosmico in molti testi di questa raccolta. Significativo in tal senso “Esistenze”, il cui avvio è: Il cielo a volte mi sembra infinito. Di nuovo la parola chiave leopardiana torna in “Mistero dell’esistenza”, testo nel quale il ricordo è scoperto e la citazione quasi letterale: […] disperso, perduto e per sempre dolcemente annegato / nell’ultimo verso dell’Infinito.

            Anche D’Annunzio è presente nella raccolta: “Giorno di pioggia” allude, a partire dal titolo, alla fin troppo nota lirica del poeta abruzzese, della quale vengono riproposti, non senza garbo ironico, motivi e ritmi.

            Forse un ricordo di Ungaretti, del suo intenso sentimento di fugacità del tempo, si avverte in “È passato Natale”.

            Tra i maestri italiani più recenti c’è Dino Campana, percepibile nel ritmo di poesie come “Stranamente dispersa nel vento serale”; forse Giorgio Caproni, del quale “Viaggiatori solitari” ripropone la metafora dell’uomo come viaggiatore, su cui si incentra un testo molto noto del poeta genovese: “Congedo del viaggiatore cerimonioso”.

Contano anche i poeti stranieri nella formazione di Simone Fagioli: O veleno, fiore del male, incipit di “Tutto questo non vale la forza dell’amore”, è un evidente richiamo a Baudelaire.

A Georg Trakl è dedicata la poesia “Stranamente dispersa nel vento serale”, mentre la lezione di Rainer Maria Rilke, cioè la gratitudine per l’opportunità di esserci o l’inquieto interrogarsi sul senso delle cose e sul destino dell’uomo, si coglie in testi come “Sono qua” o in “Tò t esti…”.

            Maestri di pensiero e di poesia sono anche i prosatori: Jorge Luis Borges: in questa vuota biblioteca sento scorrere i fantasmi di Borges (da “Giorno di Pioggia”); Umberto Eco: disegnare la mia isola che non c’è (da “Era scritto senza posa sull’acqua”).

            Ma soprattutto si avverte nei versi di Simone Fagioli la presenza dei filosofi: Socrate, riecheggiato nel verso io saprei di non sapere niente (da “Ho cercato di spiegare alla vita”), Jean-Jacques Rosseau, con la sua filosofia del camminare: Ricomincio a camminare… ricomincio a pensare (da “Tutto questo mio vivere”); Aristotele: E cade una lacrima d’amore per te / su questa ingiallita pagina di Aristotele (da “Venere di Rimmel”); Immanuel Kant: dipingi cieli stellati sopra di me (da “Solo un momento”); Emmanuel Lévinas, a cui è dedicata la poesia “Volti”; Ludwig Wittgenstein, da cui l’autore apprende la consapevolezza della mancanza di senso dei discorsi non scientifici: farò come scrive Wittgenstein, getterò via il suo libro appena dopo averlo letto (da “Caducità e parole”); Friedrich Nietzsche; vorresti urlare al mondo il tuo dolore, al di là del bene e del male (da “Per sempre uguale”).

            Come appare dagli esempi, si tratta, a volte di puri nomi, di presenze indirette dei pensatori, richiamati attraverso formule che li rendono riconoscibili; altre volte di sostanza del loro insegnamento filosofico, di visione della vita.

Se si rivela che Simone Fagioli è laureato in filosofia, non ci si deve soprendere della sua attività di poeta, perchè la filosofia è disciplina tutt’altro che inconciliabile con la poesia; la poesia è, anch’essa, una forma di conoscenza, che utilizza un linguaggio diverso da quello della filosofia.

            Non sorprendono, perciò, le allusioni ai maestri del pensiero filosofico; non sorprende neanche l’adozione di termini tecnici, tipici della filosofia, come ‘gnosi’, ‘non-senso’, ‘esser-ci’ in “Ed io non capivo…”; ‘è il nuovo esserci dell’essere qui, ora’ in “Un poeta innamorato”; ‘il detto e il non-detto’ in “Frammenti nel tempo”.

            È importante notare che si tratta di allusioni fatte con mano leggera, a volte con tono ironico, anzi auto-ironico, come si vede nella poesia intitolata “Tra filosofia e poesia”: dire filosofia è sottendere pazzia, nella quale il rapporto dialettico tra poesia e filosofia sembra risolversi a favore della poesia: La poesia rimane nella memoria della gente, ma nel testo “Caducità e parole” anche la poesia appare nella sua caducità.

            E veniamo, più in dettaglio, ai temi della raccolta “Inconsapevoli emozioni”; essi sono i più vari, ma il filone più consistente è quello amoroso.

            Ad ispirare l’autore è una figura femminile poco individuata nei tratti fisici; si intravvede un fugace ritratto di lei in “Venere di Rimmel”. Sono soprattutto gli effetti dell’amore che il poeta coglie su di sé a costituire la materia del canto; di lei vengono evidenziati elementi come gli occhi, i capelli, il sorriso, che la assimilano alla donna angelo della tradizione stilnovistica; l’amore per lei avvicina a Dio; quest’amore di Dio che è l’amore mio per Lei… Io canto, innamorato, e come mai prima più vicino a Dio (da “Un poeta innamorato”).

Si tratta di amori, per lo più, non corrisposti, infelici (“Cammino e tu”, “Stranamente dispersa nel vento serale”); di esperienze dolorose (“La tua voce”). L’innamorato sembra destinato quasi sempre allo scacco, al ruolo di “idiota di turno” (“Amore triangolare”), di “scemo fallito” (“Canzone sola per Lei).

            L’attenzione dell’innamorato si concentra sull’andatura, sullo sguardo, sui capelli della donna amata; il viso di lei è associato, secondo i moduli tradizionali, alla luna: nel cielo spunta / adesso il tuo viso (da “Anche questa sera”), ma la tradizione si rinnova nell’immagine finale della poesia “Volti”: entrambi i visi dei due innamorati si riflettono, uniti, nel cerchio della luna: Il mio viso con il tuo viso uniti insieme / li vedo riflessi sulla curvatura della luna, / un unico Volto che procurerà dolce fortuna.

Sfogliando la raccolta poetica ci si imbatte anche in una esperienza d’amore fuori tema rispetto a quella per così dire stilnovistica: “Artiste di strada”.

            Malgrado la prevalenza del filone amoroso, il canzoniere non è monotematico; presenta varietà di temi, anche se il tema amoroso spesso pervade tutto: è trasversale.

            Vi si leggono poesie impegnate come quelle dedicate alla tragedia americana delle due Torri (“Oggi, 11 Settembre 2001, siamo…”) o al dramma della perdita del lavoro vissuto dagli operai delle Acciaierie di Terni (“Terni, un grido di voce”); delicatezza di sentire attesta la poesia dedicata alla tragedia di Cogne (“Samuele a tre anni vita”). Non a caso questi testi sono all’interno della sezione intitolata “Essere nel mondo”.

            S’incontrano anche paesaggi campestri e ritratti di città, quelle in cui è maturata l’esperienza di vita del poeta: Spoleto, la città natale; Perugia, la città degli studi universitari.

            L’occhio sapiente e commosso rileva l’immagine dell’antica città come si presenta a chi proviene dal sud:

Dalla vecchia Flaminia appare,

ai viandanti distratti

da ogni ammennicolo stradale,

Spoleto racchiusa in una linea angolare

che congiunge la Rocca, il Ponte e S. Pietro,

sorella della Cattedrale.

(da “Apparizioni di una città”)

Anche Perugia, colta di notte, è evocata in modo suggestivo: Perugia è triste / ma è antica e resiste / è città ambigua, strana… / Perugia at night / è un sax che suona jazz… (da “Perugia at night”).

Radici è la sezione della raccolta in cui sono presenti i testi di cui si è detto.

Accanto alle atmosfere cittadine, anche i paesaggi campestri e la cultura contadina vivono nella poesia di Fagioli. Ne è un esempio “Peregrino va…”, una poesia popolare, preceduta da una didascalia sulle feste contadine di paese.

            Nell’esprimere le sue “emozioni” Simone manifesta una notevole padronanza dei mezzi tecnici: delle rime, dei metri, delle figure, del lessico, della sintassi, in una parola del linguaggio poetico. Tale padronanza, tuttavia, non diventa artificio.

È la densità e l’originalità di immagini che caratterizza molti componimenti della raccolta. Ecco qualche esempio di invenzione originale in termini di linguaggio figurato:

linee chiuse di malinconia (da “Tutto questo mio non capire”);

gabbiani che volano nel triangolo della libertà… (da “Lungo il mare”);

più guardo e meno tu orizzonte sei (da “Canto d’amore per Lei”);

in decumani di senso e di sensibilità / si trova l’amore totale e perfetto (da “Condizione d’amore”).

Nel verso seguente si coglie un bell’esempio di ossimoro:

sono le tenui emozioni che tagliano il respiro (da “Tutto questo mio non capire”).

In quest’altro un’originale sinestesia:

riempire un foglio a caso / di un nero che fa soffrire (da “Poesia per caso”).

Ecco un efficace esempio di sintassi piegata a fini poetici:

vite / che cadono e si rialzano in altre vite (da “Frammento nel tempo”).

            La strofa che segue, invece, si fa apprezzare per le sue rutilanti immagini:

Se ti va, ruba i colori alla notte

e dipingi cieli stellati sopra di me,

stelle infuocate di giorno, lune a metà

e raggi di sole che brillano in libertà.                                                            (da “Solo un momento”)

            Nel mondo poetico di Simone Fagioli si coglie una visione della vita fatta di giovanili passioni e al tempo stesso permeata di tristezza e di disillusioni, che sorprendono in una persona della sua età: le disillusioni, che non sono solo quelle amorose, ma sono anche di altro genere, ad esempio politiche (significativo in tal senso “Il sogno irrealizzabile”), sembrano quelle di un uomo maturo.

In realtà Simone Fagioli è capace di immedesimarsi in persone di altra età: nei vecchi, ad esempio (“Una nave da aspettare”, e anche “Ad un vecchio”) o nei bambini: Ti guardo negli occhi bambino (“Ti guardo…”).

            Il poeta riesce spesso anche a trascendere la realtà terrestre e a dare alla sua poesia una dimensione cosmica leopardiana, come si è detto: il cielo a volte mi sembra infinito (da “Esistenze”).

            Tornando a riflettere sul titolo della raccolta, e si sa che il titolo di un libro è sempre una preziosa chiave di lettura, si può dire che le “emozioni” di Simone Fagioli sono tutt’altro che “inconsapevoli”, in quanto stimolano una riflessione non superficiale sul senso della vita.

            È forse presto per fare un bilancio dell’attività poetica del giovane autore, ma il livello di maturità e di consapevolezza della sua arte fanno bene sperare.

A cura della Prof.ssa Maria Carla Spina.